La nostra storia

8 maggio 1808: è questa la data che viene assunta ad inizio della istituzione delle Figlie della Carità di Maddalena di Canossa proprio nel cuore della città di Verona, nel monastero dei SS. Giuseppe e Fidenzio nel quartiere povero di S. Zeno.
Gli obiettivi definiti dalla fondatrice comprendevano, oltre alla vita di preghiera e di consacrazione, l’esercizio dei ministeri di carità la cui attuazione connotò l’azione fortemente radicata nel sociale della Congregazione femminile.
Il motto assunto dalla fondazione canossiana Caritas in humilitate (Carità nell’umiltà) che è posto alla base del cartiglio con al centro il Sacro Cuore di Gesù riflette con piena coerenza l’identità che Maddalena di Canossa volle imprimere alla sua opera nella quale il termine “carità” venne inteso non solo come modalità di assistenzialismo – pane per i poveri, assistenza ai malati e bisognosi, accompagnamento ai funerali, tipico di tante istituzioni religiose del periodo – ma anche come sostegno alla persona, della donna in particolare. Maddalena di Canossa volle la sua istituzione “socialmente utile” a favore di quelle orfanelle che aveva raccolto dalla strada e poi di tante altre ragazze per educarle ed istruirle togliendole “all’ozio e alla immoralità e per abilitarle ai lavori femminili, istruendole in pari tempo nei principi di religione e di quella cultura che è propria della classe cui appartengono, come leggere, scrivere e calcolare”.
La motivazione religiosa dell’azione educativa di Maddalena di Canossa – fare conoscere Gesù a quelle povere ragazze di strada – venne fin dal principio coniugata con l’aspetto sociale e si estrinsecò nell’apertura delle “scuole di carità” poiché essa riteneva che “dall’educazione [dipende] ordinariamente la condotta di tutta la vita”.
La gioia e la riconoscenza che dobbiamo a S. Maddalena di Canossa nel celebrare il bicentenario di vita della istituzione canossiana si sono arricchite nel 2008 di un’altra importante ricorrenza: i centoventi anni di fondazione dell’istituto canossiano di Legnago, ad opera del parroco di S. Martino, mons. Davide De Massari, la cui attività pastorale fu in gran parte spesa con opere destinate alla formazione spirituale ed educativa dei giovani. Fin dal suo arrivo nella parrocchia di San Martino egli pensò ad una istituzione destinata ai giovani allo scopo di toglierli dalla strada e di dare loro una formazione che li preparasse ad essere i futuri cittadini formati ad uno spirito cristiano e ad un senso civico al servizio della società e della chiesa.
Secondo mons. Grego, il progetto di mons. De Massari comprendeva “due istituti paralleli, per le femmine l’uno, per i maschi l’altro, ambedue in parrocchia di S. Martino cioè a destra d’Adige, ambedue con ricreatorio aperto a tutti, in modo da raccogliere tutta la gioventù, e ambedue con scuole professionali per dare una posizione ai figli del popolo, ai giovani più poveri”.
Per l’attuazione di questo progetto mons. De Massari si rivolse a due istituzioni sorte nell’Ottocento per assistere ed educare la gioventù dei ceti popolari: la fondazione di don Bosco, di cui era cooperatore, e la fondazione delle Figlie della Carità di Maddalena di Canossa, le cui Scuole di Carità accoglievano ragazze e giovani “rozze, ignoranti e miserabilissime” ed erano dirette alla formazione “alla virtù e alla vita” delle giovani accolte che venivano educate per essere non solo “delle brave lavoratrici, ma formar altresì delle madri di famiglia, e timorate di Dio”.
Per le due istituzioni egli si impegnò affrontando grandi fatiche ed enormi sacrifici sostenuto dalla sua grande fede e dalla fiducia nella divina Provvidenza.
La fondazione dell’istituto canossiano precedette di circa un decennio quella salesiana grazie all’appoggio di Madre Lavinia Lugiato, madre canossiana a Verona, e della sorella Carolina, entrambe appartenenti ad una delle famiglie più note e facoltose di Legnago, presso la Superiora della Casa-madre canossiana di Verona, Madre Anna Previtali.
Per avere le madri canossiane a Legnago, la cui “presenza era indispensabile per promuovere la formazione integrale delle giovani”9, mons. De Massari si attivò in prima persona per cercare i mezzi economici e per adempiere alle pratiche burocratiche necessarie alla realizzazione dell’istituto; egli ottenne dal comune un lotto di terreno demaniale reso disponibile dopo l’abbattimento delle mura a seguito della disastrosa inondazione del settembre 1882 e posto sul prolungamento di piazzetta Cotta, l’attuale via De Massari, nell’area interna del bastione sopra corrente.
Il 31 maggio 1887 con una “cerimonia privata” venne posta la prima pietra del fabbricato destinato ad ospitare l’istituto canossiano; il progetto dell’edificio comprendeva gli spazi per le scuole, i dormitori e il refettorio per le ragazze ospiti oltre alle stanze destinate alle suore.
Il 3 settembre dell’anno successivo, ottanta anni dopo l’istituzione delle Figlie delle Carità e la loro espansione in diverse province del Regno d’Italia, “le Rev. Madri Canossiane presero stabile stanza nel nuovo istituto” che venne benedetto qualche giorno dopo da mons. Calza, Canonico della Cattedrale di Verona, delegato dal vescovo. Le cronache dell’istituto e la documentazione visionata riferiscono che mons. De Massari compì la fondazione di questo istituto “attraverso una via di triboli e spine, superando ostacoli, vincendo difficoltà, con tutta la forza, con tutto lo slancio, di chi ha un grande ideale nel cuore, e non trova pace, finché non lo vede realizzato”.
La casa-madre di Verona inviò sette madri canossiane nella nuova istituzione legnaghese: M. Masi Elisa, che svolse le funzioni di superiora; alla sua morte prematura quattro anni dopo venne sostituita da M. Zamboni Teresa, che resse l’istituto per ben venti anni; M. Lugiato Lavinia, la co-fondatrice e vice-superiora dell’istituto, M. Pizzolari Celina, M. Poltronieri Apollonia, M. Zambelli Marcellina e M. Sommariva Elisabetta, che passò poi a dirigere la casa-filiale canossiana di Costermano aperta nel 1905 per volontà di mons. De Massari e della contessa Orsola Ravignani Rizzardi.
Nel mese di ottobre, viste le numerose richieste da parte delle famiglie e le necessità economiche dell’istituto, le madri canossiane aprirono la scuola per le ragazze esterne semi-convittrici e l’educandato per le convittrici i cui posti erano a pagamento.
Nel 1889 venne aperto l’asilo infantile e l’anno successivo il corso completo delle scuole elementari. Contemporaneamente le madri accolsero numerose ragazze  nella scuola di lavoro professionale in cui venivano insegnati taglio, cucito, rammendo, ricamo ed economia domestica; le giovani erano pure impegnate nella coltivazione di “erbaggi” nell’ortaglia, il terreno incolto e malsano adiacente all’istituto che mons. De Massari aveva acquisito in parte gratuitamente e in parte “a prezzo di tutta convenienza […] per miglioramento, ampliamento delle adiacenze dell’istituto canossiano” e fatto sistemare “con non lieve fatica perché dovette farvi importare circa cinquemila metri cubi di terra”. Questa scuola di lavoro divenne per le ragazze “una scuola di preparazione alla vita: fede, istruzione e pane costituivano il trinomio del suo programma” ed un veicolo di promozione delle attività dell’istituto poiché divenne nota la qualità e la finezza dei lavori che venivano eseguiti, spesso su commissione.
“Ecco una nuova benedizione per Legnago, perché le alunne mentre lavorano sotto la sorveglianza di quelle buone Madri, con a capo Suor Marcellina Zambelli, stanno lungi dai pericoli e dall’ozio, trovano anche un mezzo di lucro, venendo tra esse diviso il profitto dell’opera prestata” riportò  il cronista di “Verona Fedele” il quale aggiungeva che all’inizio di ogni anno scolastico l’istituto canossiano organizzava l’esposizione dei lavori eseguiti dalle alunne: “Ed a tacere dei lavori in bianco, fazzoletti, camicie, tovaglie da pranzo, tovaglie da altare, salviette, corredi, portagiornali, ecc. eseguiti con finezza inappuntabile; trovai meritevoli di nota il baldacchino con relativo ombrello per la chiesa di Bevilacqua, un padiglioncino da altare per quella di S. Pietro di Legnago, l’abito per la Madonna di S. Pietro di Morubio, una tovaglia per la chiesa di Caselle di Cologna, il vessillo per la Soc. Op. Cattolica di S. Pietro di Legnago, la tenda per l’altare della Madonna nella chiesa di Orti, ecc.”.
La scuola di lavoro, l’asilo infantile e i corsi delle elementari furono subito frequentati da tante ragazze di diverse età premiando il coraggio, la fede e l’operosità delle madri canossiane e del fondatore, mons. De Massari; anche le richieste per l’educandato aumentarono notevolmente passando nell’arco di due anni dalle iniziali quattro alle trenta giovani provenienti non solo da Legnago ma anche dai paesi e dalle province limitrofe. “L’opera lentamente ma assiduamente si effettua e Dio la benedice, la prospera” riporta la cronaca dell’istituto che spiega la necessità di attuare un ampliamento della struttura. Nonostante gli impegni assunti per la parallela fondazione dell’istituto salesiano, mons. De Massari prontamente si attivò; in qualità di “Superiore della Casa canossiana” attese alle pratiche per l’acquisizione di due lotti di terreno posti di fronte  all’edificio esistente lungo la via Cotta verso l’argine dell’Adige; lì venne edificato il secondo blocco di fabbricati unito al primo dal ponte e comprendente gli spazi per la scuola professionale, il convento delle suore, gli ambienti destinati alle due istituzioni che, forse, amò e curò con maggior intensità: la “Pia Casa di Nazaret” per le orfanelle e la Società per la lavorazione della madreperla per le giovani donne.
All’inizio del nuovo secolo l’istituto legnaghese era così ben consolidato e radicato nel territorio che ottenne l’ autonomia dalla Casa-madre di Verona.
Sulla base dello stato economico dell’istituto, a favore del quale mons. De Massari alienò tutta la struttura di sua proprietà, cioè “casa dell’Istituto, Chiesa e due case annesse”, e versò nelle mani della Madre Superiora di Verona la somma di £. 6.000 “in segno di gratitudine per la fondazione da essa fatta della casa di Legnago”21, il vescovo di Verona, Card. Luigi di Canossa, in data 25 febbraio 1900 emanò l’atto di sfigliazione erigendo “la Casa canossiana di Legnago in Casa autonoma distaccandola dalla Casa Madre di Verona alla quale peraltro dovrà sempre restare congiunta, oltreché con quei vincoli di carità che legano tutte insieme le Case canossiane, con quelli speciali che tutte devono mantenere all’antica Madre comune”.
La “Pia Casa di Nazaret” fu l’istituzione fondata da mons. De Massari per rispondere  alla necessità di accogliere “giovanette orfane, povere od abbandonate per trarle dai pericoli di corruzione e dar loro una educazione intellettuale e morale, che le renda giovani di specchiati costumi e le metta in grado di procacciarsi onestamente il proprio mantenimento”. Per mons. De Massari anche questa istituzione rientrava nella visione di valorizzazione della figura femminile stabilita da Maddalena di Canossa che la intuì fondamentale nella società in trasformazione del suo tempo.
Mons. De Massari “superati con la sua tenacia di carattere, tutti gli ostacoli, ottenuta la benedizione di S. E. il Cardinal Bacilieri, sotto la vigile protezione di alcune pie e benemerite Signore della Città” e sotto la cura delle madri canossiane, aprì nel 1903 la Pia Casa di Nazaret che accolse subito cinque povere orfanelle ospitate gratuitamente nel nuovo edificio di Via Cotta; nel giro di un anno il numero delle orfanelle accolte aumentò a trenta. Il loro mantenimento era affidato alla “carità e l’industria dei Superiori unite all’esiguo compenso di quelli che chiedono siano accettate” ma soprattutto alla Divina Provvidenza, al sostegno di “tanti buoni legnaghesi” e di “alcune Pie Signore del Comune” che condivisero con lui l’impegno del mantenimento, della direzione e della amministrazione della Pia Casa e i cui nomi ci pare doveroso citare: Bianchi Maggioni Amalia, De Stefani Elisa e Antonietta, Giannotti Giuseppina, Pizzolari Irene, Zoppellari Vittoria, Saggiori Concetta e l’on. Maraini Emilio.
La vita delle orfanelle era regolamentata in attività di studio, di lavoro e di preghiera che iniziavano alle sei del mattino e che erano finalizzate ad una educazione “sodamente religiosa avendo di mira principalmente a far conseguire dalle alunne le virtù proprie di una fanciulla cristiana e le qualità necessarie a guadagnarsi onestamente il pane”. Alle orfanelle le madri canossiane offrirono tutta la loro assistenza e cura mentre mons. De Massari dedicò loro tutte le sue attenzioni, il suo amore paterno, i suoi risparmi; non mancò occasione, lieta o funesta, privata o pubblica nella quale venissero raccolte le offerte destinate a questa opera “prediletta” di Mons. De Massari.
La “Pia Casa di Nazaret” rimase aperta fino al 1963; nel corso di sessanta anni ha accolto oltre seicento orfanelle di cui duecentonovantaquattro  assistite da benefattori. Secondo la Regola di Maddalena di Canossa, l’istituto di Legnago organizzò anche il corso per la formazione delle maestre grazie all’impegno di M. Maria Travaglia e “l’energica mano” di mons. De Massari cui M. Maria Travaglia dedicò la storia dell’istituto raccogliendo le sue memorie in un quaderno manoscritto.
L’istituto canossiano era così divenuto il punto di riferimento di un’ampia azione formativa per le giovani ragazze e “un centro di vita e di fede in grado di camminare ancora e di gettare altri semi”; esso infatti divenne sede del Noviziato per l’avvio delle pie fanciulle alla vita conventuale. Alcune novizie formate nell’istituto legnaghese passarono poi alla Casa-filiale di Costermano, dove mons. De Massari aveva fondato nel 1905 una casa di villeggiatura per le educande e le madri che, con l’aiuto dell’ “umile ed eccelsa creatura”, la contessa Orsolina Ravignani Rizzardi e poi della sorella Maria, divenne un centro di vita canossiano autonomo.
I fatti della Grande Guerra, la lunga  malattia del fondatore, mons. De Massari, “Padre carissimo, la pietra angolare, la colonna più forte del nostro Istituto” e la sua morte avvenuta il 7 maggio 1925 non ostacolarono il trend di crescita e di frequenza alle scuole e alle attività dell’istituto canossiano nel quale nel 1935 venne autorizzato l’avvio dell’istituto magistrale “Maddalena di Canossa”, legalmente riconosciuto cinque anni più tardi; in esso si formarono centinaia di maestre provenienti da tutto il Basso veronese e dalle province limitrofe. Sempre in quel periodo venne istituita la Scuola media “Mater Dei” offrendo così alle ragazze un continuum nel loro percorso formativo: dalla scuola elementare alla scuola superiore.
Nel 1948 dopo la sospensione per il periodo bellico venne riaperta la Scuola di avviamento professionale “San Giuseppe” che nel 1958 si trasformò in “Centro di Addestramento Professionale Femminile M. Travaglia” in ottemperanza alle nuove direttive ministeriali in tema di addestramento al lavoro.
La storia delle scuole di formazione continua fino ai nostri giorni che vedono le madri canossiane, pur ridotte nel loro numero e nelle loro attività, sempre presenti nel panorama educativo di Legnago e del Basso veronese con l’asilo nido integrato “Giuseppina Bakhita”, la scuola dell’infanzia “Davide De Massari”, la scuola primaria “Mater Amabilis”.

Margherita Ferrari*

* Margherita Ferrari è stata allieva della scuola elementare e media dell’Istituto Canossiano di Legnago dove è poi ritornata come insegnante di Lingua e Letteratura Inglese nell’istituto magistrale.